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domenica 5 settembre 2010 - 04.52
 
 

SUONOCAUSTICA

GIOVANI CON LE IDEE DA BIG
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«Una nostra passione per il rock alternativo britannico, su tutti Radiohead e Muse, che
interpretiamo con liriche in italiano: non facciamo la loro musica perchè in fin dei conti
abbiamo un nostro sound che ci contraddistingue e che si differenzia dai gruppi inglesi».

 
  ILA
 

La band si forma del settembre 2003 dall’unione di 4 giovani musicisti della provincia di Bergamo.
Inizialmente prendono il nome di Motherhood e la chimica che li unisce sembra evidente fin dalle prime prove, consentendogli, nel giro di un paio di mesi di crearsi un repertorio di pezzi propri con i quali riescono a partecipare a diversi concorsi anche a livello nazionale.
Nello stesso periodo registrano un primo demo di due brani inediti. Il lavoro sembra fotografare perfettamente le caratteristiche di questo prima fase della loro musica; un mix di inglese e italiano che tocca gli estremi del grunge e del rock più melodico. Tuttavia emerge anche il lato più acerbo della band, anche se accompagnato da una freschezza e semplicità del suonare tipiche di chi “gode” nel fare musica.
Il 2004 è caratterizzato da un lunga serie di live e giornate rinchiusi in garage trasformato ormai in sala prove. Sono mesi fondamentali di maturazione che portano il gruppo a delineare le coordinate fondamentali del loro stile e del loro sound, preparando la strada ad un importante 2005.
Infatti, è nei primi mesi del 2005 che la band cambia il proprio nome in SuonoCaustica. Tale cambiamento rispecchia simbolicamente una raggiunta identità e consapevolezza di intenti che li porta verso la fine dell’anno ad incidere un nuovo demo di tre brani.
Quel lato acerbo che emergeva chiaramente nel primo lavoro scompare, lasciando posto ad uno stile decisamente più solido ed elaborato.
Resta comunque quell’anima grunge e viscerale di una musica mai fine a se stessa, una semplicità nel comporre e una spontaneità comunicativa che fanno da filo conduttore tra il recente passato e il presente della loro musica.


Il nome è nato dalla fervida immaginazione del chitarrista (Marco), durante il suo Erasmus a Siviglia. Una notte era a spasso per la Spagna e ha visto un contenitore di soda caustica... illuminazione!
Il gruppo era alla ricerca di un nome che avesse un bel suono e al tempo stesso potesse un po' rispecchiare il lato più alternativo e graffiante, e quel'aggettivo "caustico" calzava a pennello: caustico dal greco “caustico”, cioè bruciante, si dice di quelle sostanze che a contatto con un corpo organizzato bruciano, come il fuoco...
«L’Erasmus di Marco ci ha fatto perdere circa quattro mesi» ci dice Cugio «ma almeno, non si sa bene come, ci ha battezzati!»
E ancora prosegue Cugio «la nostra musica brucia da dentro. Il nostro lato caustico è quello viscerale e infuocato delle passioni e dei pensieri dell'animo umano. Non vogliamo distruggere ma solo svelare». Niente di “punk” in tutto questo. Anzi, molta melodia e parole “buone”. «Vorrei solo aggiungere che in un certo senso questo nome è ciò che più ci definisce... facciamo pezzi davvero molto diversi e spesso attingiamo da generi e sonorità varie, ma alla fine tutto rientra nell'idea, più o meno cosciente, che ciascuno di noi si è fatto del termine "caustico". Ora vorremmo coinvolgere più gente possibile e con loro allargare e rinegoziare questo concetto. E un album è sicuramente il mezzo migliore…».
Ora, chiarite le origini del nome, passiamo alle presentazioni. I SuonoCaustica sono: Cugio che è voce e chitarra, Marco che suona la chitarra solista, Paolo che si occupa di chitarra, tastiere e cori, Daniele suona il basso e Federico la batteria.
Il gruppo si presenta attualmente con una formazione totalmente rivisitata nel corso degli anni, dal lontano 2003.
Il punto di partenza è il liceo e suonando, come vuole la tradizione, nel garage di casa si affidano agli U2 come gruppo di riferimento. Avviene poi, abbandonando le immaturità liceali – che non sempre sono un male – un’evoluzione che li porta, con l’ingresso nel gruppo di Marco, a spostarsi un po’più  verso i Pearl Jam, un po’ più sul grunge. Negli anni a venire inizia l’avventura in italiano, riferendosi a gruppi come i Marlene Kuntz, Afterhours. Con l’entrata di Paolo il suono del gruppo si arrotonda, trova una dimensione più melodica, senza mai perdere di vista le sonorità rock d’oltre manica che da sempre muovono la band: gruppi come Muse e Radiohead diventano i riferimenti principali della band.
Ogni componente del gruppo porta all’interno dei brani le sue esperienze, le sue diversità e la propria individuale formazione musicale. La musica, è ovvio, non è mai mancata né in casa né ascoltata ma ogni componente ha sempre seguito le propria linea.
Paolo viene da una formazione a base di pane e Beatles e negli anni più recenti ha sviluppato una passione per il rock inglese, Dani viene da una scuola più grunge, un po’ di tutto, musica classica, autori inglesi degli anni 70. Cugio, il cantante, fonda le sue origini musicali tra gli U2 ed i Pearl Jam, mentre Marco viene da cose un po’ più controtendenza, crossover e altro. In tutto questo è stato trovato un filo comune, l’unione di tante linee.
«Una nostra passione – ci dice Paolo – per il rock alternativo britannico, su tutti Radiohead e Muse, che interpretiamo con liriche in italiano. Questo non significa che facciamo la loro musica. E in fin dei conti poi abbiamo un nostro sound che ci contraddistingue e che si differenzia dai gruppi inglesi. L’italiano ha una musicalità differente e si presta ad atmosfere più liriche, classiche, e l’impatto finale è molto diverso».
«L’italiano è metricamente più complicato – aggiunge Marco – ma ci offre una vastità di combinazioni che forse l’inglese non ci darebbe».
E qui nasce il paradosso della lingua. Perché se la lingua non è madre talvolta è complesso padroneggiarla, anche conoscendola molto bene. «Mi vengono in mente i Linea77 – continua Marco – che, pure essendo piemontesi, hanno avuto un grandissimo successo più in Inghilterra che in Italia all’inizio».
Siamo un gruppo molto classico come impostazione musicale, ci piace il rock alternativo, quello si, non siamo pop,  ma neanche un rock aggressivo. Siamo una buona via di mezzo.
E alla domanda che “che genere suonate?” è molto difficile trovare una risposta. L’arte non sta all’interno delle parole, segue un po’ le emozioni delle persone e delle situazioni. Dipende da come tutti e cinque si svegliano al mattino, dipende da un sacco di cose ed è ovvio che quello che fanno insieme, costruendo, con le loro singole individualità, segue quello che loro sono. Segue quelle linee di diversità che li hanno portati a cantare e suonare le medesime canzoni. A costruire un progetto comune.
«Infatti le nostre canzoni – ci conferma Paolo – sono un sano compromesso dei nostri percorsi artistici individuali. Le nostre canzoni contengono un po’ la nostra formazione. Il nostro background musicale, totalmente diverso, ha trovato un punto in comune. Quindi un punto di forza».
Ma entriamo un po’ più nello specifico. I testi delle canzoni sono scritti tutti da Cugio, sono spesso suggestioni, astratti di un  immaginario. A volte si parla di vissuto, altre volte di immagini, o di istanti, presi e fotografati in un attimo, racchiusi nella melodia delle parole. Cugio avanza molto per immagini, ci sono molte cose che raccontano una vita, un’esperienza, una persona, un ricordo.  Ma principalmente si tratta di suggestioni. Come in Sfera. «Di una canzone canti la melodia vocale. L’arrangiamento poi la rende bella, ma quello che rimane sono le parole. Le immagini che riesci ad avocare nella tua testa e in quella di chi ascolta» aggiunge Paolo.
La musica viene dal resto del gruppo. Si parte dal testo, si unisce la base musicale e poi si amalgama tutto, si crea un’emozione nuova. Si costruiscono le fila di una melodia.
Ma parliamo ora un po’ dell’esperienza dei live. «Abbiamo fatto una bellissima stagione nel 2007. La partecipazione al concorso Emergenti Live ci ha offerto la possibilità di avere un’ottima visibilità e popolarità. Abbiamo suonato poi su grandi palchi durante l’estate, come alla festa dell’Unità, la Festa della Birra di Trescore, ad Ambria, a Zogno e di partecipare anche poi all’Arezzowave. Siamo stati l’ultimo gruppo bergamasco a vincere l’Arezzowave, come noi, ma prima di noi, avevano vinto gruppi come i Reggae National Tickets, un gruppo raggae degli anni 90, la Famiglia Rossi e i Verdena». In buona compagnia insomma. «Abbiamo suonato anche a Dalmine, al Paprika». E c’è da chiedersi come abbiano fatto in cinque a suonare su quel palco così minuscolo. Ma è un passaggio obbligatorio e un’esperienza. Il 2007 è un anno di successi, e di palchi importanti, con le vittorie di Dalmine Live Festival e di InFestAdo, di grande visibilità grazie a partecipazioni radiofoniche e televisive. «Nel 2008 invece abbiamo vinto Emergenti e abbiamo avuto la possibilità di girare un video professionale con il regista Beppe Manzi. Il primo video che avevamo girato con Roger Fratter è stato un video più “simpatico”. Girato in una villa sui colli di Città Alta, con la canzone Liberamente. Mentre il secondo, quello di Emergenti, l’abbiamo girato in un capannone abbandonato, con una troup cinematografica. Una cosa molto più seria insomma. Con tanto di servizio catering e truccatrici». Il motivo per cui il video non è ancora passato in tv è perché non lo abbiamo ancora distribuito. Nel frattempo si sono sovrapposti altri progetti, tra cui quello più importante: la realizzazione del nostro primo album ufficiale.
Ora dobbiamo solo immaginarceli rinchiusi in sala prove perché «la nostra idea adesso è quella di concentrarci sull’album, con il nostro produttore di Milano, Paolo Pasquariello, mettendo le nostre energie in questo progetto, la parte live verrà di conseguenza. L’idea principale è quella di riuscire ad avere questo album-cofanetto il prima possibile, per gli inizi del 2010. Il progetto verosimilmente ci prenderà ancora otto-dieci mesi, e parallelamente con la nuova stagione intendiamo ricominciare a esibirci dal vivo».
L’aiuto di Paolo Pasquariello è fondamentale in questa fase. Non solo perché ci aiuta e ci dirige ma anche perché scrivere una canzone è facile, tutti volendo lo possono fare, ma la parte complicata sta nell’ “impacchettarla”, per renderla quanto meglio vendibile. Lui in questo senso ci da qualcosa in più, così da proseguire verso l’obiettivo principale: l’album e l’etichetta.
Le linee sono tracciate dunque.
Nietzsche ne “Il crepuscolo degli idoli” sosteneva che «la vita senza musica sarebbe un errore» e, infatti, come si legge sul loro myspace (www.myspace.com/suonocaustica) “Suonare e coinvolgere, divertendosi e facendo divertire. Fin’ora ci siamo riusciti e il riscontro del pubblico si è sempre fatto sentire, continuiamo così e guardiamo avanti!”. La musica c’è, eccome. La vita dei SuonoCaustica ne è piena.

 
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