|
In principio fu il cartone della pizza. Niente di più elegantemente sofisticato e allo stesso tempo semplice ed immediato. Poco ingombro nel trasporto, facile da produrre, un paio di tagli qua e un paio là, et voilà, massima resa, minima spesa, ottimo per il trasporto. Talvolta anche come piatto. In situazioni estreme o come libera scelta. Comodamente appoggiati ad un tavolo o appollaiati su panchine con gli amici, appoggiati alla macchina mentre si chiacchiera del più e del meno, incerti sul da farsi per la serata o facendone il resoconto. Fu rivoluzionario. Un vassoio usa e getta. Ma anche un coperchio, un piccolo modulo da impilare. Una sopra l’altra. Per le serate tra amici. Poi arriva sempre quello che prende il calzone e… fa solo casino. Ma l’idea è sempre la stessa. Un contenitore per un altro contenitore. È già, perché la pizza, intesa come pasta, la base, nasce per far da supporto a carciofini, pomodori e mozzarella e quant’altro. E quale miglior supporto ad un cibo se non un altro cibo? Come il cono del gelato. Provate a metterlo nella coppetta e non è più tanto così gelato. La pizza come un piatto quindi. Ma poi il piatto dentro il cartone. Prendi e porta a casa. Ma che nessuno pensi che basti un qualunque tipo di cartone a fare da supporto. Dal Dipartimento della Sanità pubblica veterinaria e degli alimenti del Ministero, sappiamo che ''l'uso di carta riciclata è vietato nei cartoni per pizza d'asporto e che l'utilizzo di fibre provenienti da materiali cartacei di secondo impiego, ovvero “da riciclo” è consentito soltanto per alcuni tipi di prodotti alimentari, i cosiddetti solidi secchi, tra i quali non rientra la pizza''. Il Ministero della Salute ha disciplinato i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti fin dal 1973, stabilendo per le carte e per i cartoni requisiti di purezza specifici quali piombo e policlorobifenili. Inoltre, il 27 marzo 2001 è stata diramata una circolare con cui si richiamano le principali disposizioni normative che disciplinano la materia, alla quale si è poi aggiunta, in data 24 gennaio 2006, una nuova comunicazione sulla ultime normative comunitarie sull'igiene degli alimenti e sui materiali ed oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti. L’avevo detto che nella pizza non c’era nulla di semplice. Come nelle uova. Ma la scatola della pizza è solo uno dei tantissimi esempi che si possono trovare di oggetti realizzati in cartone. A volte da una necessità deriva un’arte. A volte sola comodità dell’immediato. Altre volte si sfruttano in modo del tutto (in)consapevole le caratteristiche di questo materiale. Le sue origini risalgono alla Cina del XV secolo, mentre nel 1817 in Inghilterra furono vendute le prime scatole di cartone commerciali. Il cartone è un materiale cartaceo particolarmente spesso e pesante, costituito da uno strato ondulato centrale e due fogli piani laterali. Il confine tra carta e cartone è convenzionalmente posto a 224 g/m² con uno spessore di almeno 175 nano millimetri. Facile da reperire, si piega in modo agevole, è resistente, ripara dal freddo. Può diventare anche un gioco, come fanno i bambini creando macchinine, case, costruzioni, pupazzi. E allora perché tutta questa fantasia che si applica al mondo dei “piccoli”, lasciando fare loro tutto quello che vogliono, non può trovare spazio anche nel mondo dei “grandi”? Deve essere questa la domanda che molti designer si sono posti. O forse non se la sono nemmeno fatta la domanda, hanno solo seguito l’istinto e hanno giocato. Ed è così che sono nate soluzioni di ogni tipo. Sedie, tavoli, scaffali, letti. Addirittura sul sito www.le-clochard.com è possibile vedere come il cartone possa anche ispirare, in modo del tutto apprezzabile, e pure discutibile, o meno, oggetti di vita quotidiana. Applicando per esempio come texture del nostro copriletto l’immagine del cartone, in stile clochard appunto. Ed ecco che una meravigliosa Vespa Piaggio ci appare totalmente realizzata in cartone. Un po’ come se fosse una sfida, un po’ per decorare. È già, perché il cartone permette, grazie al suo prezzo, di sbizzarrirsi, creando, formando, piegando. Ci permette anche di sbarazzarci degli oggetti una volta che siamo stanchi di vederli in giro per casa. Oppure di valorizzarli cambiandogli il colore, dipingendoci sopra quel che ci pare. Ma il cartone non diventa solo arte e cambiamento. Il cartone è anche possibilità di avere quello che non si può avere, realizzando in un attimo e con una spesa irrisoria oggetti di cui abbiamo bisogno. Ed è un attimo che il cartone si trasformi in un letto, in una culla, in un amplificatore, in una sedia moderna, in uno sgabello, in un tavolo, un’agenda, una scultura. Arrivando fino a costruire un ponte. Come ha fatto Shigeru Ban. Un architetto di Tokyo, con base a Parigi, che ha costruito un ponte che attraversa il Gardon River nel sud della Francia. La struttura è composta da 281 tubi di cartone e ha i gradini realizzati con carta e plastica riciclate. Il ponte magari non sarà resistentissimo come quelli che possiamo trovare a Venezia ma può reggere fino a 20 persone insieme. Sicuramente un ottimo risultato per un materiale così “povero”. È facile pensare all’adattabilità di un materiale come il cartone. Ma forse non così facile figurarselo come pc case. Ovvero la “custodia” del pc, sia esso portatile o fisso. Addio alla cara e vecchia struttura rigida in metallo. È necessario ora lasciare spazio al cartone. Infatti, dopo quella di cemento, tra le case del futuro a cui gli australiani stanno pensando ce ne e’ una di cartone. Tutta la struttura portante, le pareti, i pavimenti e la copertura e’ di cartone (il tetto e’ impermeabilizzato da uno strato di plastica). Riciclabile al 100%, basso costo, ha decisamente un basso impatto ambientale. L’hanno disegnata gli architetti Stutchbury and Pape, insieme al Ian Buchan Fell Housing Research Unit dell’università di Sydney e, data la sua leggerezza e il fatto che due persone possono montarla in sole 6 ore di lavoro, la propongono come casa mobile, da usare in situazioni di emergenza. Per evitare la risalita dell’umidità dal terreno, la casa poggia su una palafitta. La copertura impermeabile e’ semitrasparente e diffonde la luce all’interno. Sotto la casa vi sono dei cassoni per la raccolta dell’acqua, che fungono anche da zavorra. Per ora e’ un prototipo, ma si stima che verrà messa in vendita per 35.000 dollari. Passando dalla casa alla bicicletta, Phil Bridge, uno studente inglese di 21 anni, ha costruito una bicicletta usando cartoni riciclati. “Il veicolo verde definitivo” lo ha definito il ragazzo. La bicicletta è costata soltanto 30 dollari (6 per il cartone, 24 per la catena e le ruote). C’è una sola controindicazione: mai usarla in giorni di pioggia… E tutte queste idee per andare incontro al continuo crescere della coscienza ecologica nelle persone che ha creato spazi nelle strategie delle aziende e anche dei privati, che devono essere colmati con l'impegno per soddisfare la crescente domanda di rispetto dell'ambiente. Le aziende fanno del rispetto dell'ambiente il cardine principale su cui far ruotare l'intera strategia aziendale. Le scelte non sono mai disgiunte dalle attente implicazioni ed interazioni con la natura. L'ecologia, in queste aziende, è vista come una possibilità, premiata dalle preferenze del pubblico, per realizzare idee nuove e sviluppi sostenibili. La scelta del materiale riciclabile per eccellenza nella realizzazione degli oggetti di tutti i giorni è una riprova di questo impegno, una applicazione inusuale, quanto efficace ed innovativa ed una risposta alla possibilità di fare, delle proprie scelte, un impegno per mantenere l'ambiente pulito per le generazioni future. Riciclare materiale significa non abbattere alberi, significa, per questo, circondarsi di materiali vicini alla natura, significa impegnarsi in prima persona. La carta e il cartone sono spesso accompagnati da un'idea di fragilità e temporaneità. Ecologici per eccellenza, anche carta e cartone diventano una materia prima utile per costruire oggetti fatti per durare, da utilizzare comodamente tutti i giorni. Lo assicura la loro alta adattabilità e l'ingegno di chi riesce ad inventare sempre nuove tecniche per la loro lavorazione. La libreria da parete disegnata da Marco Capellini nell'ambito del progetto Remade in Italy è formata da tubi di cartone riciclato. Gli ultimi due tubi alle estremità sono fatti in alluminio riciclato, così come i separatori, mentre tutta la struttura è tenuta insieme da un cavo in acciaio, sempre riciclato. E' leggerissima, flessibile, e altamente personalizzabile: può prendere qualsiasi forma si desideri ed essere colorata secondo i propri gusti. Si fissa alla parete tramite alcuni tasselli. Il desiger britannico Nigel Coates ha invece firmato la sorprendente Oyster chair per Loyd Loom. La struttura di questa sedia è di acciaio mentre la seduta è composta dal Loomtex, un filamento innovativo che si ottiene attorcigliando la carta riciclata. Forme morbide, design elegante e comodità per un complemento disponibile in diversi colori e nelle versioni chaise longue e sgabello. Il riciclaggio delle materie prime porta oggi alla creazione di piacevoli oggetti con cui arredare e da utilizzare in casa e in cucina. Questa è una tendenza recente, sempre più diffusa: cercare sul mercato prodotti realizzati con processi a ridotto impatto ambientale oggi non vuol dire più rinunciare alle forme piacevoli del design. L’agenzia creativa Nothing ha un ufficio completamente fatto di cartone. Scale, mobili, parapetti… Tutto in cartone riciclato. C’è da chiedersi se sia effettivamente a norma, ma sicuramente è ecologico. Così come i giochi che produce l’azienda Paperpod. Immaginate qualunque tipo di giocattolo per il vostro pargolo. Poltroncine, razzi spaziali, tende all’indiana, casette per bambole e bimbi. Il loro aspetto é semplice, e una volta costruiti serve solo un po’ di fantasia per tirarne fuori qualcosa di originale. Non ci sarà limite alla creatività dei piccoli: basta armarsi di pittura, carta per il collage, o pennarelli. Un designer Giapponese si è inventato la poltrona di cartone multiuso: da sedia a poltrona, passando per divano. Tutta in cartone (con un occhio all’ecologia) e richiudibile, in modo da occupare pochissimo spazio. C’è pure la chiavetta usb incorniciata in una struttura di cartone. E perché a questo punto non possedere anche un comodissimo riponi cuffie in cartone? Il mondo della tecnologia ci offre un sacco di idee. Quali sollevare il nostro portatile che in estate raggiunge temperature tropicali per il troppo caldo, il nostro iPhone può, debitamente posizionato su una struttura, diventare un perfetto scanner o macchina fotografica fissa, come hanno fatto due studenti di Cincinnati. E perché non far diventare il cartone la parete del nostro negozio? Dove incastrare scatole o oggetti di ogni sorta e specie. Esiste anche il sito http://mycardboardlife.com in cui si possono seguire le esperienze di vita di un piccolo personaggio di cartone che cresce. Senza poi dimenticare le fantastiche sculture/opere d’arte di Mike Leavitt, artista di Seattle, che ripropone qualunque tipo di scarpa in versione cartonata. Mike Leavitt è un creativo e artista americano che si muove all’interno di numerosi linguaggi espressivi, la sua formazione si sposta dall’artigianato, alla scultura, alla pittura, alla performance, alle animazioni, fino ad arrivare anche ad esperienze nel campo dell’insegnamento. Tra i lavori personali che possiamo vedere nella sezione Gallery, mi soffermo sulla serie chiamata Cardboard shoes & hip projects. Questi oggetti consistono in una serie di scarpe, palloni, radio, videogiochi, strumenti musicali e accessori di abbigliamento dalla vena “pop” nella realizzazione, e “dada” nella filosofia. Infatti tutti questi oggetti, finemente curati nella loro estetica, altro non sono che le copie in cartone di oggetti “con tanto di logo” dei marchi più famosi. Questo “esercizio di stile” ci permette di elevare la produzione di questo artista a un livello più alto rispetto a un semplice lavoro di abilità artigianale, dato che la sua produzione non si ferma qui, e procede per vari settori, sfruttando diversi materiali e sperimentando un nuovo modo di rileggere l’arte contemporanea correlata ai prodotti di consumo globalmente riconosciuti. Alla base del Liquidcardboard invece c’è l’immaginazione. Si tratta di una linea di prodotti realizzati in modo da poter realizzare molte forme differenti, da vasi a contenitori di ogni sorta. Al London Design Festival del 2008 è stato presentato un bar temporaneo con pareti, bancone, sedie, tavoli e tutto il resto in cartone. E par la serata inaugurale sono stati serviti cocktail in bicchieri di cartone e gli ospiti venivano incoraggiati ad indossare abiti di cartone. E Ikea in tutto questo non poteva assolutamente mancare. Infatti, per non smentirsi, ha realizzato una campagna pubblicitaria prima, e poi delle installazioni a Brooklyn in cui degli enormi scatoloni, posizionati in mezzo alle piazze, contenevano una casa a misura d’uomo. Dalla plastica alla gomma, dall'alluminio al vetro fino alla carta, oggi praticamente ogni materiale già lavorato può tornare a vivere una nuova vita, senza arrecare danni all'ecosistema e senza esaurire le limitate risorse del pianeta. Molte aziende hanno deciso di includere nella loro gamma di prodotti alcuni articoli che possiedono queste caratteristiche. Forse il cartone ci dà una vaga idea (o piuttosto che vaga, molto concreta idea) di provvisorietà. Come se ciò che viene realizzato in questo materiale ci rimandi un po’ all’idea del trasloco, delle scatole del supermercato. Temporaneità per quello che facciamo e come lo viviamo. Attimi transitori, precarietà ed insicurezza. Incertezza per il futuro ed un chiaro rimando al mondo dei clochard. Ma tutte queste sono solo sensazioni, che, volendo, si può imparare ad accantonare. O a vedere non in modo così negativo. Si può imparare che dalla provvisorietà non nasce nulla di male. Nelle transizioni possono esserci anche fattori positivi. Ci può essere la capacità di adattarsi e di evolversi. O più semplicemente si può smettere di vedere tutto questo nel cartone, facendolo diventare un materiale di prima classe. Paragonabile al legno, al vetro e all’acciaio.
Elena Capitanio
|