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domenica 5 settembre 2010 - 04.53
 

 

TURISMO, IN RIALZO IL SUO TREND

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“MERITO SENZA DUBBIO DELLE BELLEZZE ARTISTICHE, STORICHE E AMBIENTALI

 

Sono passati solo pochi mesi da un inverno che per le stazioni sciistiche italiane ha rappresentato un vero e proprio toccasana. Le copiose nevicate hanno infatti riempito le piste da sci di tutti i comprensori, per un giro di affari che si è attestato intorno agli 11 miliardi di euro. Dati confortanti non tanto per il loro valore assoluto (simili infatti alla stagione 2007/08), ma per l’ingombrante presenza della crisi economica che sembrava dover affossare i flussi turistici dell’inverno appena concluso.
Ma se l’inverno si può archiviare con il segno positivo, è giunto il momento di concentrarsi su quella che sarà la stagione estiva, partendo dai dati che hanno contraddistinto l’estate 2008.
In questo caso, però, l’ottimismo lascia il posto a molti interrogativi che il sistema turistico italiano si trascina da ormai alcuni anni.
È lo stesso rapporto presentato dal ministro al turismo Michela Brambilla lo scorso 3 ottobre a far emergere le difficoltà del Bel paese.
«I dati emersi registrano una stagione poco brillante – ha detto Michela Brambilla il giorno della presentazione –. Al di là della congiuntura internazionale difficile ovunque, ciò che emerge è che di fronte ad una domanda turistica che, rispetto 10 anni fa, si è decuplicata, non riusciamo né a mettere insieme idee né a realizzare quelle strategie innovative che sono necessarie per posizionarci in questo nuovo mercato e poi sfruttarne tutte le potenzialità».
Al centro dell’attenzione un apparato legislativo e burocratico poco adatto a sostenere un turismo coordinato ed efficace.
«Senza l’intervento delle Regioni le cose sarebbero potute andare pure peggio – ha proseguito il ministro –, però sono proprio le Regioni a convenire sul fatto che il nostro turismo non potrebbe mai avere forza competitiva con 20 o 21 politiche di gestione del turismo, l’una disancorata dall’altra e spesso anche in contraddizione tra loro».
Tre i campi su cui si intendeva lavorare: una programmazione che consenta di coordinare interventi su logistica, infrastrutture, reti di trasporto e di servizi, corsi di formazione per migliorare l’offerta dei servizi che, nel rapporto qualità/prezzo, non riesce a essere competitiva con quella di altri paesi e infine uno snellimento di quelle barriere burocratiche che ostacolano l’afflusso dei capitali necessari per l’ammodernamento delle imprese e per la messa in rete delle nostre strutture di accoglienza.
Campi di azione che richiederanno sicuramente più anni per essere migliorati; per il momento invece ciò che rimane sono i numeri sulla passata stagione estiva.
Dai dati forniti dal CESCAT (Centro Studi Casa Ambiente e Territorio) e da Assoedilizia (che ha incrociato i propri indicatori con quelli raccolti dalle organizzazioni di settore) il segno meno è evidente in praticamente tutti i settori: nel complesso, da giugno ad agosto si è registrato rispetto al 2007 un meno 4-5% di presenze che corrispondono a 25-30 milioni di unità.
Anche il fatturato, depurato dall’inflazione, si è ridotto di 2,5-3 miliardi di euro, mettendo alla frusta i bar, i ristoranti, le discoteche, le gelaterie e gli stabilimenti balneari.

LOMBARDIA IN CONTROTENDENZA – Ma in questo scenario poco edificante, chi ha fatto registrare un incremento nelle presenze è proprio la Lombardia, che ha confermato il suo tasso di crescita per il quarto anno consecutivo.
Sicuramente un trend positivo dettato soprattutto dal turismo d’affari, ma che valorizza anche gli scenari lacustri (con il Garda in testa) e anche quelli di montagna, con le Prealpi mete ambite dagli amanti delle escursioni.
Merito senza dubbio delle bellezze artistiche, storiche e ambientali della regione, ma anche di un sistema aeroportuale che sembra avere tutte le carte in regola per rispondere all’afflusso turistico e commerciale. Nonostante le polemiche riguardanti la valorizzazione di Malpensa e l’affidamento dello scalo di Montichiari, nei quattro aeroporti lombardi si stanno registrando numeri importanti che, eccezion fatta per il calo del trasporto merci, stanno tenendo in positivo sia i movimenti che il numero di passeggeri.
Tra i quattro aeroporti, maglia rosa di questa particolare classifica lombarda è senza dubbio lo scalo di Orio al Serio, che ha da poco superato il muro dei sei milioni di passeggeri all’anno. E i numeri dell’aeroporto bergamasco sono ormai da un anno e mezzo in continua espansione: solo nel mese di aprile, il movimento passeggeri all’Aeroporto di Bergamo ha registrato un significativo incremento, non solo rispetto ai mesi precedenti, ma soprattutto rispetto allo stesso mese del 2008 (si parla di un +10% rispetto allo scorso anno). I quasi 600 mila passeggeri nel mese di aprile sono numeri importanti per un piccolo aeroporto che sembrava destinato a vivere all’ombra di grossi hangar come Malpensa.

LOW COST E COUCH SURFING – Motivo di questo successo, come riportato dal numero di Repubblica dello scorso 19 agosto, il boom delle compagnie low cost, a cui si affidano sempre più anche le grosse aziende per i loro viaggi di lavoro. Ma il target preferenziale delle compagnie low cost sono sempre più i turisti, soprattutto quelli giovani, la cui elasticità sta dando vita a una nuova forma di ricettività: il cosiddetto turismo soft, contraddistinto da ostelli, bed & breakfast o semplici case private, disponibili ad aprire le proprie porte anche solo per pochi giorni a visitatori o turisti conosciuti su internet.
Ed è proprio questa la tipologia di turismo promossa da “Couch surfing”, un servizio di ospitalità gratuita on line che nel giro di pochi anni ha saputo ritagliarsi una scena importante all’interno del panorama mondiale. Fondato nel 1999 da Casey Fenton (un giovane programmatore di 25 anni del New Hampshire), Couch surfing ha costruito la sua fortuna sfruttando al massimo il concetto di rete. In pratica le persone iscritte al sito possono conoscersi in Internet e, a seconda della disponibilità di ogni utente, ospitare o farsi ospitare da chiunque a costo zero.
Niente spese per l’alloggio, niente spese per una guida turistica (solitamente è colui che ospita che si incarica di questo compito) e nessuna fregatura, in quanto le recensioni e i commenti da parte di chi è già stato ospitato mettono al sicuro da temutissimi bidoni.
E in dieci anni la copertura di Couch surfing è diventata pressoché globale: dopo gli inizi balbettanti (soprattutto per motivi di gestione della programmazione), a partire dal 2006 si è registrato il boom di adesioni, con il programma che vanta ormai circa 1.142 mila iscritti, dissipati in 231 nazioni e in rappresentanza di quasi 59 mila città.
Solo in Italia esistono oltre 160 mila couch surfer, con utenti in tutte le regioni italiane. La comunità milanese è particolarmente ricca, con quasi 2000 iscritti, distribuiti tra la città e l’hinterland, assiduamente in contatto con i vicini di Bergamo, Brescia, Verona e Venezia, con i quali allestiscono spesso e sovente feste e ritrovi in giro per l’Europa.
Infinite possibilità di destinazioni, possibilità di fare amicizie sempre nuove e soprattutto costi ridotti all’osso: in un periodo in cui la congiuntura economica non sembra delle più favorevoli, gli ingredienti di Couch surfing sembrano essere particolarmente appetibili per giovani e non.
Quindi, se è vero che Couch surfing non potrà sostituire il turismo tradizionale, fatto di confort, alberghi e servizi al cliente, rimane il fatto che questo nuovo fenomeno economico e sociale ha assunto proporzioni inaspettate e si candida a un ruolo di primo piano nel turismo mordi e fuggi. Starà ora a chi opera nel settore analizzare la situazione per fronteggiare un soggetto che ha tutte le carte in regola per diventare la nuova frontiera del turismo leggero.

 
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